41. La celebrazione della citt di Firenze nel primo Trecento.

   Da: G. Villani, Cronica. Con le continuazioni di Matteo e
Filippo, a cura di G. Aquilecchia, Einaudi, Torino, 1979

 Cronache e racconti, che ne mitizzavano le origini e ne
esaltavano il presente, fiorirono nelle citt italiane del
Duecento e del Trecento. Molto note furono quelle di Bonvesin de
la Riva per Milano, di Martino da Canal per Venezia, di Malespini,
di Compagni e dei Villani per Firenze. In questo passo Giovanni
Villani ci presenta minuziosamente la magnificenza e la potenza di
Firenze proprio alla vigilia del crollo demografico.


 Ancora della grandezza e stato e magnificenza del comune di
Firenze

   Dappoich'avemo detto dell'entrate e spese del comune di Firenze
in questi tempi [secondo il Villani nel 1338 circa], mi pare si
convenga di fare menzione di quello e dell'altre grandi cose della
nostra citt: che i nostri successori che verranno per li tempi,
s'avveggano del montare e abbassare dello stato e potenzia che
facesse la nostra citt, acciocch per li savi e valenti
cittadini, che per li tempi saranno al governo di quella, per lo
nostro ricordo e esemplo di questa cronica, procurino d'avanzarla
in istato e in maggiore potere. Troviamo diligentemente che in
questi tempi avea in Firenze circa venticinquemila uomini da
portare arme da' quindici anni infino in settanta, tutti
cittadini, intra' quali avea millecinquecento cittadini nobili e
potenti che sodavano per grandi [i grandi o magnati erano
personaggi o famiglie con risorse militari che, esclusi dal
governo popolare, dovevano fornire garanzie (sodare) sul loro
comportamento] al comune. Aveva allora in Firenze da [circa]
settantacinque cavalieri di corredo. Bene troviamo che innanzi che
fosse fatto il secondo popolo, che regge al presente, erano i
cavalieri pi di dugentocinquanta: che, poich 'l popolo fu, i
grandi non ebbono stato n signoria come prima, e per pochi si
facevano cavalieri. Stimavasi d'avere in Firenze da novantamila
bocche tra uomini e femmine e fanciulli, per l'avviso del pane che
bisognava al continuo alla citt, come si potr comprendere;
ragionavasi avere continui nella citt da millecinquecento uomini
forestieri e viandanti e soldati: non contando nella somma de'
cittadini religiosi e frati e monache rinchiusi, onde faremo
menzione appresso. Ragionavasi avere in questi tempi nel contado e
distretto di Firenze da ottantamila uomini. Troviamo dal piovano
che battezzava i fanciulli (imperocch ogni maschio che si
battezzava in San Giovanni, per averne il novero metteva una fava
nera, e per ogni femmina una fava bianca) che erano l'anno in
questi tempi dalle cinquantacinque alle sessanta centinaia,
avanzando pi il sesso masculino che 'l femminino da trecento in
cinquecento per anno. Troviamo ch'e' fanciulli e fanciulle che
stanno a leggere, da otto a dieci mila. I fanciulli che stanno ad
imparare l'abbaco [a far di conto] e algorismo [o algoritmo,
procedimento di calcolo numerico basato sulle cifre arabe] in sei
scuole, da mille in milledugento. E quegli che stanno ad
apprendere la grammatica e loica in quattro grandi scuole, da
cinquecentocinquanta in seicento. Le chiese ch'erano allora in
Firenze e ne' borghi, contando le badie e le chiese de' frati
religiosi, troviamo che sono centodieci: tra le quali sono
cinquantasette parrocchie con popolo, cinque badie con due priori
con da ottanta monaci, ventiquattro monisteri di monache con da
cinquecento donne, dieci regole di frati, trenta spedali con pi
di mille letta ad allogare i poveri e infermi, e da
dugentocinquanta in trecento cappellani preti. Le botteghe
dell'arte della lana erano dugento o pi: e facevano da settanta
in ottantamila panni, che valevano da un milione e dugento
migliaia di fiorini d'oro; che bene il terzo pi rimaneva nella
terra per ovraggio [per lavorarla], senza il guadagno de'
lanaiuoli del detto ovraggio, e viveanne pi di trentamila
persone. Ben troviamo che da trenta anni addietro erano trecento
botteghe o circa, e facevano per anno pi di cento migliaia di
panni: ma erano pi grossi e della met valuta [valevano la met],
perocch allora non ci entrava [si importava a Firenze] e non
sapeano lavorare lana d'Inghilterra come hanno fatto poi. I
fondachi dell'arte di Calimala [arte che si occupava del
raffinamento dei panni francesi e fiamminghi] de' panni franceschi
e oltramontani erano da venti, che faceano venire per anno pi di
diecimila panni di valuta di trecento migliaia di fiorini d'oro,
che tutti si vendeano in Firenze, sanza quelli che mandavano fuori
di Firenze. I banchi de' cambiatori erano da ottanta. La moneta
dell'oro che si batteva era da trecentocinquanta migliaia di
fiorini d'oro e talora quattrocentomila; e di danari da quattro
piccioli l'uno [cio di quattrini, moneta fiorentina divisibile in
quattro piccioli] si batteva l'anno circa ventimila libbre. Il
collegio de' giudici era da ottanta; i notai da seicento; medici
fisici e cerusichi da sessanta; botteghe di speziali erano da
cento. Mercatanti e merciai erano grande numero; da non potere
stimare le botteghe de' calzolai, pianellai e zoccolai; erano da
trecento e pi quegli ch'andavano fuori di Firenze a negoziare, e
molti altri maestri di pi mestieri, e maestri di pietra e di
legname. Aveva allora in Firenze centoquarantasei forni; e
troviamo per la gabella della macinatura e per li fornai, che ogni
d bisognava alla citt dentro centoquaranta moggia [un moggio
fiorentino equivaleva a circa 480 chilogrammi] di grano: onde si
pu estimare quello che bisognava l'anno; non contando che la
maggior parte de' ricchi e nobili e agiati cittadini con loro
famiglie stavano quattro mesi l'anno in contado, e tali pi.
Troviamo nell'anno 1280, ch'era la citt in felice e buono stato,
che volea la settimana da ottocento moggia. Troviamo per la
gabella delle porte che c'entrava l'anno in Firenze da
cinquantacinque migliaia di cogna [un cogno corrispondeva a circa
407 litri] di vino, e quando n'era abbondanza circa diecimila
cogna pi. Bisognava l'anno nella citt tra buoi e vitelle circa
quattromila; castroni e pecore sessantamila; capre e becchi
ventimila; porci trentamila. Entrava nel mese di luglio per la
porta San Friano quattromila some [una soma poteva equivalere da
66 a 145 litri] di poponi, che tutti si distribuivano nella citt.
In questi tempi avea in Firenze le infrascritte signorie
forestieri [cariche pubbliche tenute da cittadini forestieri], che
ciascuna teneva ragione [amministrava la giustizia], e avea colla
da tormentare [corda, qui in senso figurato; era utilizzata in uno
strumento di tortura]: cio il podest; capitano e 'l difensore
del popolo e dell'arti; l'esecutore degli ordinamenti della
giustizia; il capitano della guardia ovvero conservadore del
popolo, il quale avea pi bala [maggiore potere] che gli altri:
tutte queste quattro signorie aveano arbitrio di punire
personalmente. Il giudice della ragione dell'appellagione; il
giudice sopra le gabelle; l'uficiale sopra gli ornamenti delle
donne; l'uficiale della mercatanzia; l'uficiale dell'arte della
lana; gli uficiali ecclesiastici; la corte del vescovo di Firenze;
la corte del vescovo di Fiesole; l'inquisitore dell'eretica
pravit [azione perversa], e altre dignit e magnificenze della
nostra citt di Firenze non sono da lasciare di metterle in
memoria per dare avviso a quelli che verranno dietro a noi.
Ell'era dentro bene situata e albergata di molte belle case, e al
continovo in questi tempi s'edificava, migliorando i lavorii di
fargli agiati e ricchi, recando di fuori belli esempli d'ogni
miglioramento. Chiese cattedrali e di frati d'ogni regola e
magnifichi monasteri, e oltre a ci non v'era cittadino popolano o
grande che non avesse edificato o che non edificasse in contado
grande e ricca possessione, e abitura [abitazione] molto ricca, e
con begli edifici e molto meglio che in citt: e in questo
ciascuno ci peccava, e per le disordinate spese erano tenuti
matti. E s magnifica cosa era a vedere, che i forestieri non
usati a Firenze venendo di fuore, i pi credevano per li ricchi
edifici e belli palagi ch'erano di fuori alla citt d'intorno a
tre miglia, che tutti fossono della citt a modo di Roma, sanza i
ricchi palagi, torri, cortili, e giardini murati pi di lungi alla
citt, che in altre contrade sarebbono chiamate castella. In somma
si stimava che intorno alla citt a sei miglia aveva tanti ricchi
e nobili abituri che due Firenze non avrebbono tanti: basta assai
avere detto de' fatti di Firenze.
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